Ogni sera, nei depositi logistici, i camion rientrano dopo aver consegnato le merci e restano fermi fino al turno successivo. Per chi gestisce una flotta, quelle ore sono già parte della programmazione: il mezzo è in sosta, il piazzale è occupato, la partenza del mattino è pianificata. Con l’elettrificazione, la stessa finestra può diventare il momento in cui il camion si ricarica e l’impresa organizza una parte dei propri consumi energetici. È nei luoghi di sosta ricorrente che la ricarica dei mezzi pesanti assume il suo valore commerciale più concreto.
Il tema dei costi è tornato al centro del confronto sull’autotrasporto. In ottobre le proteste contro il caro-gasolio hanno coinvolto sei regioni del Mezzogiorno; pochi giorni dopo il Ministero dei Trasporti ha annunciato nuove misure per il settore. Per le imprese, la spesa energetica pesa sui margini e rende più importante pianificare i consumi. La ricarica elettrica entra in questo scenario attraverso siti che già concentrano camion, tempi di attesa e attività logistiche.
La cronaca delle mobilitazioni di ottobre racconta la pressione economica vissuta dagli autotrasportatori. Per chi gestisce un deposito o un’area frequentata dai mezzi pesanti, la risposta imprenditoriale passa anche dalla possibilità di trasformare soste previste in ricariche organizzate: energia per la propria flotta, oppure un servizio aggiuntivo per i trasportatori che attraversano il sito.
Il deposito logistico è il primo luogo da cui partire
Un deposito che ospita una flotta con turni regolari conosce già due elementi essenziali: quando i camion rientrano e per quanto tempo restano fermi. Questo permette di dimensionare la ricarica attorno al lavoro quotidiano, distribuire i prelievi durante la notte e coordinare veicoli, impianto e potenza disponibile. La convenienza si misura sul costo complessivo delle missioni servite e sull’energia effettivamente utilizzata; la potenza nominale è uno dei parametri del progetto.
La guida Sagelio alla gestione della ricarica aziendale in sede approfondisce il coordinamento fra flotta, infrastruttura ed energia. Nei depositi, questa integrazione aiuta a usare meglio gli impianti e a far coincidere la ricarica con i turni. La stessa sede può poi diventare un punto di servizio per altri mezzi quando dispone di accessi, spazi e organizzazione adeguati.

I flussi regionali contano quanto i corridoi di lunga percorrenza
Lo studio Motus-E, GSE e Infoblu NewGen sulla ricarica degli e-truck ha analizzato dati GPS di oltre 100.000 camion e costruito dodici scenari. Nei giorni feriali, circa tre quarti degli spostamenti osservati sono compresi fra 0 e 100 km e circa un quinto fra 100 e 300 km. La fotografia mette in evidenza un trasporto fatto anche di tratte regionali, rientri frequenti e consegne: per questo i depositi e i nodi logistici locali fanno parte della rete di ricarica da sviluppare insieme alle direttrici nazionali.
Molte soste diurne sono legate a pause e operazioni di carico o scarico; di notte i mezzi possono restare fermi per diverse ore. Un interporto, un centro di distribuzione o un’area di servizio con flussi di camion riconoscibili può quindi offrire ricarica durante un tempo che il veicolo trascorrerebbe già sul posto. Per i gestori, la posizione acquista valore quando coincide con le abitudini operative delle flotte e con servizi utili agli autisti.
Anche la distribuzione territoriale merita un’analisi locale. L’articolo Sagelio sulle differenze territoriali della rete di ricarica mostra quanto le medie nazionali possano nascondere situazioni diverse; per i camion la lettura va costruita sui flussi merci, sulle soste e sulle caratteristiche dei singoli siti.

La potenza si sceglie in base alle ore di fermo
Per confrontare le soluzioni, lo studio Motus-E assume un’autonomia standard di 300 km e stima tempi di ricarica inferiori a sette ore con 50 kW, attorno ai cinquanta minuti con 350 kW e sotto i venti minuti con un sistema MCS da 1.000 kW. Il dato decisivo per un sito è la finestra di sosta che può mettere a disposizione: una notte in deposito consente di distribuire la ricarica, mentre una pausa breve in un’area di servizio richiede potenze maggiori e un accesso rapido agli stalli.
In fase di progetto, i tempi vanno calibrati sul veicolo e sull’impianto: batteria, curva di ricarica e potenza effettivamente disponibile determinano la durata reale. Nel trasporto pesante il progetto comprende inoltre corsie di manovra, spazio per i rimorchi, posizione dei connettori, sicurezza e disponibilità delle piazzole. Questi elementi incidono direttamente sul numero di camion che il sito può servire durante la giornata.
Le aree analizzate aiutano a costruire una shortlist
Il report ordina 500 aree potenziali e approfondisce 40 localizzazioni. In uno scenario che ipotizza il 35% di camion elettrici al 2035, il modello stima in media 15 mezzi in ricarica al giorno per ciascuna delle venti aree TEN-T selezionate e 5 per ciascuna delle venti aree extra-TEN-T. Sono valori di scenario, utili per confrontare localizzazioni e dimensionare le analisi successive. Lo studio segnala inoltre che alcuni tratti di strade statali che attraversano aree urbane appartengono alla rete TEN-T esaminata: i siti logistici interessanti possono trovarsi anche lontano dai soli caselli autostradali.
Il progetto migliore parte dalla domanda che il sito conosce
Per una flotta aziendale, il primo impianto più semplice da pianificare serve i camion che rientrano in sede: volumi, rientri e fasce di sosta sono già visibili nei turni operativi. Per un hub o un’area di servizio, il punto di partenza è invece la presenza di flussi merci ricorrenti, insieme alla possibilità di offrire accesso, assistenza e pagamenti semplici. Una flotta cliente o un accordo con trasportatori può dare continuità ai primi volumi; l’apertura ad altri utenti può ampliare l’utilizzo degli stalli nel tempo.
Il confronto economico deve includere veicolo, energia, infrastruttura e chilometri percorsi. Il report Motus-E sul costo totale di possesso per logistica e trasporto pubblico mostra come la competitività dei mezzi pesanti elettrici cambi in base alle missioni e alle condizioni d’uso, con un ruolo anche per leve come i pedaggi. Il rincaro del gasolio rende più visibile il peso della voce energetica; una flotta con itinerari e soste regolari può trasformare questa attenzione in un piano concreto di elettrificazione.
La priorità commerciale è quindi chiara: partire dai siti dove i camion si fermano spesso e a lungo, servire una domanda già presente e ampliare la capacità insieme all’utilizzo. Per i depositi questo significa integrare ricarica e turni della flotta; per i nodi logistici e le aree di servizio significa scegliere posizioni frequentate dai mezzi e costruire un servizio adatto alle soste reali.
Per valutare un deposito, un hub o un’area di servizio per la ricarica dei mezzi pesanti, compila il modulo che trovi qui sotto: il team Sagelio potrà approfondire insieme a te flussi, spazi, accessi, potenza e modello di gestione.
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