Superbonus 110% shock – addio a interventi “gratis” e sconto in fattura!

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Superbonus 110% shock – addio a interventi “gratis” e sconto in fattura!

Intervento lampo nel consiglio dei ministri notturno del 16 febbraio 2023 che prova a mettere ordine in una faccenda molto ingarbugliata.

Cosa è successo?

Dal 2021, i cittadini italiani avevano la possibilità – estremamente allettante – di migliorare le prestazioni energetiche della propria casa venendo addirittura pagati dallo stato, ottenendo cioè un credito di imposta pari al 110% delle spese sostenute per i lavori.

Tra gli interventi coperti, risultavano anche (solo se connessi a interventi più sostanziali come cappotto termico o pompa di calore) le stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Il “boom” del Superbonus

Elemento dirompente è stata la possibilità per i cittadini di cedere i loro crediti di imposta alle imprese, pagando cioè l’intervento trasferendo all’impresa costruttrice la possibilità di beneficiare dello sconto sulle tasse – questo ha causato tre conseguenze significative:

  1. Il bonus è diventato molto più allettante: anche chi non aveva il budget per anticipare le spese per un intervento del genere (oppure non avesse grandi tasse da pagare e avrebbe quindi rischiato di non beneficiare appieno dello sconto fiscale), poteva permettersi gli interventi, cedendo il credito all’impresa costruttrice e ottenendo una riqualificazione energetica a costo zero.
  2. I prezzi sono schizzati alle stelle: le imprese hanno gonfiato di molto i listini, cercando di ottenere il massimo beneficio dall’incentivo, sapendo che il cliente – non avendo una spesa diretta – non avrebbe avuto interesse a negoziare al ribasso.
  3. La domanda di interventi è stata così alta che anche le imprese costruttrici avevano ricevuto più crediti d’imposta di quanti glie ne servissero, e hanno dovuto iniziare a rivolgersi alle banche perché acquistassero questi crediti in cambio di cash.

Le prime crepe nel sistema

Il meccanismo funzionava bene, esclusi ovviamente i classici ritardi all’italiana, fino a quando hanno iniziato ad apparire le prime frodi.

E’ ancora poco chiaro quante siano state le imprese “fantoccio” messe in piedi solo per approfittare dei benefici fiscali, ma la risonanza mediatica – e, di conseguenza, politica, trattandosi di una misura che era stata fortemente voluta e difesa da uno specifico partito – è stata enorme.

Al punto che anche le banche hanno iniziato a diffidare da tali crediti e rallentato di molto le pratiche per accettarli, anche in virtù del fatto che la legge diceva chiaramente che, qualora tali crediti fossero derivanti da operazioni sospette, anche chi li avesse acquistati sarebbe stato potenzialmente perseguibile per legge. Ovviamente, quindi, nessuno voleva prendersi questa responsabilità.

Ad oggi, anche a causa di decine di iniziative spot messe in atto dalla politica per limitare il danno, l’acquisizione di crediti da parte delle banche è praticamente ferma. Dunque, anche le imprese sono senza soldi e non possono pagare i lavori, che quindi sono fermi per probabilmente centinaia di migliaia di cittadini. Un bel problema.

L’intervento del Governo

Nella notte del 16 febbraio, il Consiglio dei Ministri ha emanato un decreto urgente, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi già in vigore, che potete consultare a questo link.

L’intervento è sicuramente imponente e destinato a far discutere (e riguarda anche altre operazioni di ristrutturazione edilizia su cui lo Stato aveva applicato il meccanismo di cessione dei crediti, come ad esempio il c.d. Sismabonus.

Nell’ottica di preservare la liquidità dello Stato e tutelare i cittadini, sono state messe in campo due importanti novità.

1. Stop totale alle nuove cessioni dei crediti e sconti in fattura.

As easy as that. Sparisce la possibilità dell’intervento gratis o a basso costo. L’unico modo per ottenere il Superbonus è quello di pagare, e poi prendersi il credito fiscale. Nessun’altra via.

2. Riduzione responsabilità di chi acquista i vecchi crediti.

Per dare comunque una via di uscita alle imprese, piene di crediti di imposta che nessuno vuole più, è stata alleggerita la responsabilità per chi acquista vecchi crediti di imposta: se “le carte sono a posto”, il cessionario (cioè chi riceve il credito ceduto) è a posto e non risponde in solido di eventuali frodi tenute nascoste dal cedente (l’impresa di costruzioni o chi sta ri-vendendo il suo credito).

E ora, che succede?

Sicuramente il mondo dell’edilizia è in fibrillazione: cosa succede alle migliaia di cantieri “sospesi”?

Sicuramente, per quanto questa nuova mossa derivi da un decreto governativo, toccherà alle imprese comunicare ai tanti clienti in attesa di intervento (e con cantieri ancora non avviati a causa della mancanza di liquidità di cui sopra), che l’unica opzione che hanno davanti è pagare. Non ci faranno una bella figura.

Molti clienti si tireranno indietro, nonostante tali imprese abbiano fatto importanti investimenti per prepararsi all’avvio dei cantieri, creando difficoltà a cascata all’indotto che aspettava la riscossione di tali crediti per essere finalmente pagato. Insomma, potrebbe scatenarsi una piccola (o neanche tanto piccola) crisi del settore, per cui è già in programma un’audizione ministeriale dei sindacati dell’edilizia per lunedì 20 febbraio.

Qualcosa ci dice che, anche questa volta, potrebbe non essere finita qui.

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