Quando un’azienda, un hotel, un ristorante o un’attività aperta al pubblico inizia a valutare una colonnina di ricarica, la prima domanda è quasi sempre la stessa: quanto costa?
La domanda è corretta, ma rischia di portare fuori strada se ci si ferma al solo prezzo della macchina. Una colonnina, infatti, non è un semplice prodotto da acquistare e collegare: è un’infrastruttura che va installata, integrata nell’impianto elettrico, gestita nel tempo e resa davvero utilizzabile da clienti, ospiti o dipendenti.
Per questo, quando si ragiona sui costi, conviene spostare subito il punto di vista. Più che chiedersi quanto costa la colonnina, è molto più utile chiedersi quanto costa il progetto completo.
Ed è qui che entra in gioco la distinzione tra AC e DC: due tecnologie che non cambiano solo la velocità di ricarica, ma anche il tipo di investimento, la complessità del sito e il ruolo che la ricarica può avere nel business.
Il primo passo: capire la differenza tra AC e DC
Prima di parlare di cifre, conviene chiarire un punto essenziale.
Le colonnine AC ricaricano in corrente alternata. Sono la scelta più adatta quando l’auto resta parcheggiata per diverse ore: per esempio durante la notte in hotel, durante il pranzo in un ristorante o per l’intera giornata lavorativa nel parcheggio di un’azienda. In questi contesti la velocità massima non è la priorità: conta di più offrire una ricarica comoda, coerente con il tempo di sosta e semplice da gestire.
Le colonnine DC, invece, ricaricano in corrente continua e permettono tempi molto più rapidi. Hanno senso quando il veicolo si ferma poco e il valore del servizio sta proprio nella rapidità: stazioni di servizio, aree retail ad alta rotazione, siti con forte passaggio o attività in cui l’utente vuole ripartire in tempi più brevi. Questo criterio del tempo di permanenza è decisivo: come approfondiamo anche nella guida AC vs DC: Quale infrastruttura scegliere per il tuo business?, la tecnologia giusta non si sceglie in astratto, ma in base a quanto a lungo l’auto resta davvero parcheggiata.
Anche la potenza aiuta a orientarsi:
- fino a 22 kW in AC è una fascia tipica per strutture ricettive, parcheggi aziendali e attività in cui l’auto resta in sosta a lungo;
- 50 kW in DC rappresenta già un primo livello di ricarica rapida;
- 100 kW in DC entra in una logica più strutturata, adatta a soste medio-brevi;
- 300 kW in DC è una fascia molto più spinta, pensata per contesti in cui velocità e flusso di veicoli hanno un peso centrale.
La conseguenza pratica è semplice: AC e DC non cambiano solo l’esperienza d’uso, ma anche l’ordine di grandezza dell’investimento.
Quanto costa la colonnina in sé
Se si guarda solo l’hardware, senza considerare il resto del progetto, si possono individuare alcune fasce di mercato indicative.

Le colonnine AC fino a 22 kW partono da circa 700 euro per modelli più essenziali. Salendo di gamma, con doppia presa, struttura più robusta, schermo, personalizzazioni, protezioni aggiuntive o configurazioni più orientate a un uso professionale, si può arrivare fino a circa 3.500 euro.
Le colonnine DC, invece, si collocano su livelli decisamente più alti:
- intorno ai 50 kW si parte da circa 14.000 euro;
- intorno ai 100 kW si sale nell’ordine dei 30.000 euro;
- intorno ai 300 kW si toccano i 50.000 euro, a salire in base alla configurazione.
Queste cifre non vanno lette come listini fissi, ma come fasce di mercato utili a capire gli ordini di grandezza. E già questo basta per cogliere un punto importante: quando si passa da AC a DC, non cambia solo il prezzo della colonnina, ma tutta la logica economica del progetto.
Perché il prezzo della macchina non basta
Il vero errore, quando si valuta una stazione di ricarica, è fermarsi all’hardware.
Una colonnina business deve funzionare bene nel contesto in cui viene installata. Se deve servire clienti, ospiti o dipendenti, deve essere facile da usare, affidabile, coerente con la potenza disponibile e gestibile nel tempo.
Per questo il costo reale si compone di più voci. Alcune sono immediate, altre emergono solo quando il progetto viene analizzato in concreto. Ed è proprio la somma di queste voci a determinare il budget effettivo.
Le voci di costo reali da considerare

1. Costo della colonnina
È la prima voce, ma non l’unica. Comprende la macchina in sé e gli eventuali accessori o componenti aggiuntivi: piedistallo, doppia presa, moduli di misurazione, elementi di fissaggio, protezioni, schermi, finiture o personalizzazioni.
Più la soluzione è evoluta e orientata a un uso professionale, più questa voce tende a crescere.
2. Costo di progettazione e installazione
Qui rientra tutto ciò che serve per rendere il punto di ricarica realmente operativo: sopralluogo tecnico, progettazione, manodopera elettrica, cablaggi, adeguamento del quadro, interruttori, protezioni, canaline, collaudo e messa in servizio.
Se poi servono opere civili — per esempio scavi, basamenti o plinti — il costo cresce ulteriormente.
Come ordine di grandezza:
- per una AC ci si muove spesso tra 1.000 e 3.500 euro;
- per una DC si sale indicativamente a fasce tra 4.000 e 10.000 euro.
Molto dipende dalla distanza dal contatore, dalla semplicità del sito e dagli eventuali lavori accessori. In alcuni casi il sopralluogo può avere un impatto minimo o nullo, soprattutto se c’è già un elettricista di fiducia e l’installazione è lineare. In altri, la preparazione del sito diventa una parte rilevante del budget.
3. Costo di aumento potenza e adeguamento della connessione elettrica
Se la potenza disponibile nel sito non è sufficiente, può essere necessario aumentare la potenza del POD o predisporre una linea dedicata.
Come riferimento di massima, l’aumento di potenza può collocarsi intorno ai 70 euro per ogni kW richiesto, come costo una tantum. A questo si aggiunge il fatto che una maggiore potenza impegnata può avere effetti anche sui costi fissi dell’utenza nel tempo.
Va però chiarito un punto: questa voce esiste e va considerata, ma non è automaticamente la parte più pesante del progetto. Soprattutto nelle DC, il peso principale dell’investimento resta spesso legato alla macchina e all’infrastruttura complessiva.
4. Costo del sistema di gestione energetica
Quando la colonnina condivide la stessa utenza con altre apparecchiature elettriche, può servire un sistema di load management o power management.
In termini pratici, questo sistema misura quanta potenza sta assorbendo l’edificio nel suo complesso e regola di conseguenza la ricarica dell’auto, così da non superare il limite disponibile sul contatore. In questo modo si evita che la colonnina assorba troppa energia rispetto a quella realmente disponibile e si riduce il rischio di sovraccarichi o di distacco della corrente.
In alcune configurazioni più evolute, lo stesso sistema può anche dialogare con un impianto fotovoltaico o con altri sistemi energetici del sito, così da privilegiare per la ricarica l’energia autoprodotta, per esempio quella in surplus dal fotovoltaico. Il beneficio è doppio: da un lato si protegge l’impianto elettrico, dall’altro si gestisce la ricarica in modo più efficiente e coerente con le risorse energetiche disponibili.
Sul piano economico, è una voce che in molti progetti resta relativamente contenuta rispetto al costo della colonnina e dell’installazione: può partire da poche decine di euro all’anno o da poche unità di euro al mese nelle formule a canone, mentre in acquisto può collocarsi nell’ordine di poche centinaia di euro, con variazioni legate soprattutto alla potenza da gestire e alla complessità dell’impianto.
5. Costo software e piattaforma di gestione
Una colonnina destinata a un uso professionale spesso ha bisogno di un backend, cioè di una piattaforma software che consenta di monitorare l’impianto, vedere le sessioni, gestire accessi e utenti, raccogliere dati, effettuare controlli da remoto e avere una base per l’amministrazione del servizio.
Per un uso privato o molto semplice questa voce può essere minima. Quando però la ricarica diventa un servizio vero e proprio, il software smette di essere un dettaglio.
Sul piano economico, si tratta spesso di una voce ricorrente che può collocarsi nell’ordine di poche centinaia di euro l’anno. Il costo effettivo dipende dalle funzioni incluse: semplice monitoraggio, controllo accessi, reportistica, gestione utenti, impostazione delle tariffe, assistenza remota e integrazione con altri servizi.
6. Costo di connettività
Se la colonnina deve comunicare con una piattaforma remota, serve una connessione. La soluzione più semplice è spesso usare il Wi‑Fi della struttura, ma solo se quel collegamento è davvero stabile e raggiunge bene l’area del parcheggio in cui si trova la colonnina.
La SIM dati non è quindi un costo automatico: serve soprattutto quando il Wi‑Fi non arriva fino al punto di installazione, è debole oppure non garantisce sufficiente continuità. In questi casi diventa la soluzione più pratica per mantenere attive funzioni come monitoraggio, aggiornamenti e gestione da remoto.
Sul piano economico, questa è di solito una voce relativamente leggera: se il Wi‑Fi copre già in modo affidabile la colonnina, il costo aggiuntivo può essere minimo o nullo; se invece serve una SIM dati, si entra in genere nell’ordine di pochi euro al mese o di un costo complessivo contenuto se la connettività viene inclusa in pacchetti pluriennali.
Il costo in sé resta spesso limitato, ma non va ignorato, perché senza una connessione stabile alcune funzioni di monitoraggio, aggiornamento e gestione possono diventare più limitate.
7. Costo di manutenzione e assistenza
Nel tempo possono esserci aggiornamenti firmware, assistenza tecnica, gestione di eventuali guasti, verifiche e, in alcuni contesti, servizi con tempi di risposta prioritari.
Sul piano economico, in molti progetti la manutenzione ordinaria non rappresenta una voce particolarmente pesante: spesso può essere minima o assorbita per un certo periodo dalla garanzia. I costi emergono soprattutto quando si parla di assistenza fuori garanzia, estensioni di copertura, supporto prioritario o contratti di servizio più strutturati.
Per questo, più che aspettarsi una spesa fissa elevata, conviene considerarla come una voce variabile: in alcuni casi resta quasi trascurabile, in altri può entrare in pacchetti di assistenza o servizio dal costo di poche centinaia di euro l’anno, soprattutto quando la colonnina è aperta al pubblico e deve garantire maggiore continuità operativa.
8. Costo dell’energia erogata
Se il punto di ricarica viene usato da ospiti, clienti o dipendenti, il costo dell’energia resta una voce essenziale. Anche quando si sceglie di far pagare la ricarica, non basta guardare il prezzo finale al kWh: bisogna considerare quanto costa l’energia acquistata, se c’è un impianto fotovoltaico a supporto, come si vuole gestire il servizio e quale equilibrio si cerca tra servizio offerto e sostenibilità economica.
Per dare un ordine di grandezza, senza fotovoltaico o condizioni di fornitura particolarmente favorevoli, per molte imprese il costo dell’energia può collocarsi indicativamente nell’ordine di 0,20–0,30 euro per kWh. Le tariffe pubbliche di ricarica, invece, possono salire molto di più e variare in modo sensibile in base all’operatore, alla velocità della ricarica e alla modalità di accesso.
Questo significa che il margine teorico tra energia acquistata ed energia rivenduta può esistere, ma non va mai letto in modo automatico: dipende da quanta energia si riesce davvero a vendere, dal mix tra AC e DC, da eventuali costi software e di servizio, dalla presenza di fotovoltaico e dal tipo di esperienza che si vuole offrire.
9. Costi di integrazione, roaming e supporto all’utente finale
Quando una stazione di ricarica è pensata come servizio aperto e fruibile, entrano in gioco anche altre componenti: eventuale visibilità su reti esterne, integrazione con piattaforme terze, supporto all’utente in caso di errori o malfunzionamenti, monitoraggio, ticketing e gestione operativa.
Sul piano economico, questa voce può essere quasi trascurabile in un impianto puramente privato, mentre in un impianto aperto al pubblico tende a diventare ricorrente. In alcuni casi è inclusa nel software o in pacchetti di servizio; in altri può tradursi in canoni annuali, costi di assistenza o commissioni legate all’utilizzo della piattaforma e dei servizi di roaming.
Non esiste quindi una cifra unica valida per tutti, ma un ordine di grandezza realistico è questo: nei progetti più semplici l’impatto può restare limitato, mentre nei contesti più strutturati può entrare nel conto come una voce da alcune centinaia di euro l’anno in su, soprattutto quando si vuole offrire un servizio davvero accessibile, monitorato e supportato nel tempo.
Tre esempi concreti: quanto può costare davvero un progetto
Per capire meglio, conviene tradurre questi ragionamenti in tre casi molto diversi tra loro.

1. Hotel, ristorante o struttura ricettiva
In una struttura dove l’auto resta ferma diverse ore, la ricarica veloce non è quasi mai la priorità. Conta di più offrire un servizio comodo, coerente con il tempo di permanenza e semplice da gestire. Nel caso degli hotel, poi, la presenza della ricarica non incide solo sull’esperienza dell’ospite, ma anche sulla visibilità della struttura: come abbiamo mostrato nell’articolo Il filtro “Ricarica auto elettrica” su Booking e OTA: quanto traffico sta perdendo il tuo hotel?, l’assenza di questo servizio può ridurre fortemente la possibilità di comparire nelle ricerche filtrate dei viaggiatori elettrici.
In un caso di questo tipo, una colonnina AC è spesso la scelta più razionale.
Il progetto può partire da:
- circa 700–3.500 euro per la colonnina;
- circa 1.000–3.500 euro per installazione e messa in servizio;
- eventuali costi aggiuntivi per gestione energetica, software, connettività e servizio.
Il risultato è un investimento iniziale che, in molti casi, resta relativamente accessibile rispetto a una DC e risponde meglio al comportamento reale degli ospiti.
2. Azienda con parcheggio per dipendenti o collaboratori
Qui il ragionamento cambia. Se le auto restano ferme per l’intera mattinata o per tutto l’orario lavorativo, il tema centrale non è la massima velocità, ma la capacità di distribuire bene il servizio.
In questo scenario può avere più senso installare una o più AC, magari supportate da un sistema di gestione energetica, piuttosto che puntare subito su una sola colonnina più potente ma meno coerente con il tipo di sosta.
Il costo dipenderà dal numero di punti di ricarica, dalla configurazione e dalla potenza disponibile nel sito, ma il principio resta chiaro: non sempre spendere di più in kW significa spendere meglio.
3. Stazione di servizio, retail ad alta rotazione o sito con forte passaggio
Qui la logica è diversa. Se l’obiettivo è servire utenti che sostano poco e vogliono ripartire rapidamente, allora una DC può avere pieno senso.
Prendiamo un esempio da 100 kW:
- hardware nell’ordine dei 30.000 euro;
- installazione tipicamente tra 4.000 e 10.000 euro;
- eventuale adeguamento della potenza disponibile;
- costi di software, connettività, gestione, assistenza e servizio da valutare nel tempo.
È in contesti come questo che si vede meglio la differenza tra il prezzo della macchina e il costo reale dell’infrastruttura. La colonnina è la base, ma il progetto complessivo è molto più ampio.
Gli errori più comuni quando si valuta il costo di una colonnina
Il primo errore è il più diffuso: guardare solo il prezzo dell’hardware.
Il secondo è scegliere la tecnologia partendo dai kW invece che dal comportamento degli utenti. Se le auto restano ferme a lungo, una DC può essere sovradimensionata. Se invece la sosta è breve, una AC rischia di non essere percepita come abbastanza utile.
Il terzo è trascurare il sito: distanza dal contatore, facilità di posa, necessità di opere civili, disposizione dei parcheggi e potenza disponibile incidono molto più di quanto si pensi.
Il quarto è trattare la colonnina come un semplice oggetto da installare, invece che come un servizio da rendere affidabile e gestibile nel tempo.
Quindi, quanto costa davvero una colonnina di ricarica per azienda?
La risposta più corretta è questa: dipende dal tipo di progetto molto più che dal solo prezzo della macchina.
Una soluzione AC semplice può partire da un investimento iniziale relativamente contenuto. Una soluzione DC, invece, entra in una logica di costo molto più strutturata, ma può essere la scelta giusta quando il contesto richiede ricarica rapida, maggiore rotazione e un servizio più immediato.
Per questo la domanda giusta non è solo “quanto costa una colonnina?”, ma anche:
- chi la userà;
- per quanto tempo resterà in sosta;
- che ruolo avrà nel business;
- quali costi servono davvero per renderla utile, affidabile e sostenibile.
Se vuoi capire quale configurazione ha senso per la tua attività, il passo più utile è confrontarti con chi può leggere il tuo caso concreto, senza fermarsi al solo prezzo di listino. Con Sagelio non parti solo dalla scelta dell’hardware, ma da una valutazione complessiva del progetto: tipo di colonnina, potenza, contesto d’uso, costi che incidono davvero e configurazione più adatta al tuo parcheggio o alla tua attività.
Oltre alla fornitura della colonnina, Sagelio può accompagnarti anche nella parte operativa che spesso pesa più del previsto: supporto all’installazione attraverso una rete di tecnici specializzati, backend e piattaforma di gestione, pagamenti, accordi di roaming con le principali app di ricarica, visibilità della stazione, assistenza clienti e gestione del servizio nel tempo. In altre parole, non solo la macchina, ma tutto ciò che serve per trasformarla in un punto di ricarica davvero funzionante e fruibile.

E se l’acquisto non è la strada più comoda, esistono anche formule di noleggio con canoni a partire da 59 euro al mese, pensate per semplificare ulteriormente la gestione e ridurre la barriera iniziale: una soluzione utile soprattutto per chi vuole attivare il servizio senza doversi occupare in prima persona di ogni aspetto tecnico e operativo.
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