Di Massimiliano Giustizieri

massimiliano con la sua wallbox

Oggi ospitiamo sul blog Massimiliano, ritratto in foto con la sua stazone di ricarica domestica Wallbox da noi fornita. Il nostro autore si appassiona alle auto elettriche e noleggia una nostra Zoe per provarla per un weekend insieme alla moglie Dina. E’ amore! Continua ad informarsi sul mondo della mobilità sostenibile, diventandone appassionato intenditore, e decide di acquistare una Hyundai Kona elettrica. Oggi ci parlerà delle legittime preoccupazioni dei proprietari di EV nel lasciare le auto ferme per giorni a causa dell’isolamento di queste settimane. Cosa succederà alla batteria? Questo l’esito della sua ricerca.

Massimiliano Giustizieri, 34, informatico, già precoce ambientalista scopre il mondo delle auto elettriche (oggi è felice proprietario di una Hyundai Kona 64kWh) un po’ per caso in una specie di “effetto serendipity”: ispirato ai princìpi del Positivismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico, si appassiona prima alle imprese spaziali di SpaceX ed Elon Musk, poi alla rivoluzione verde di Tesla. Nel tempo libero ama leggere un po’ di tutto: scienza, sociologia, antropologia, storia e matematica, e nei fine settimana ama aiutare, insieme agli altri volontari di RetakeBari, a prendersi cura del verde e degli spazi pubblici della sua città.

Non nominarlo sarebbe strano, perciò facciamolo subito e togliamoci il pensiero: corona virus.

In questi giorni di sosta forzata, e restrizioni alla circolazione, siamo costretti a lasciare a riposo le nostre auto elettriche molto più a lungo del solito (e – confessiamolo – di quanto desidereremmo). Ma, visto che l’attesa inizia a diventare più lunga del previsto, può essere utile fare una riflessione e chiedersi: cosa accade alle nostre auto elettriche lasciate lì, malinconicamente parcheggiate così a lungo?

Capiremo che non succede nulla di particolare o di cui preoccuparsi, in realtà, e cercheremo di fare qualche riflessione rassicurante, e sul perché è bene prestare attenzione al livello di carica con cui si lascia l’auto in sosta.

Qual è il livello di carica ideale a cui lasciare l’auto parcheggiata a lungo?

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Il consenso generale tra i proprietari di auto elettriche consiglia di lasciare la propria auto carica all’incirca a metà della sua capacità: non il 50% preciso, ma intorno ad un intervallo che può anche estendersi tra il 45% e fino al 70%. E’ intorno a questi valori centrali che le celle esprimono un valore di tensione adatto alla permanenza stazionaria per lunghi periodi.

Perché però, se la metà è 50%, la fascia di valori considerati positivi si estende fino al 70% verso l’alto, e non anche fino al 30% verso il basso? Quali fattori influiscono e determinano questi valori?

Batteria ad alta tensione vs. batteria di servizio

La batteria ad alta tensione (o “di trazione”) delle auto elettriche, rappresenta la principale fonte di energia dell’auto. Fornisce al motore l’energia necessaria per percorrere centinaia di chilometri, ma quando è invece ferma, come tutti i tipi di batterie e accumulatori, è soggetta ad un fenomeno di “scarica” naturale che avviene lentamente.

Nelle auto a carburante, che contengono la sola batteria di servizio da 12V, questo fenomeno è pure osservabile, perché dopo un lungo periodo di inattività la batteria potrebbe non essere potente a sufficienza per dare l’avviamento iniziale al motore.

Nelle auto elettriche, la batteria da 12V è pure presente, ma è meno soggetta a questo problema, perché all’accensione dell’auto, il suo unico compito è quello di avviare la parte elettronica. Una volta accesa, l’auto assorbe energia dalla batteria ad alta tensione.
In più molte auto elettriche hanno funzioni di salvaguardia per la batteria da 12V, con la capacità di ricaricarla se il suo livello di carica diminuisce.

Cosa succede alla batteria ad alta tensione quindi?

Il naturale decadimento e le ricariche di salvataggio della batteria da 12V, però non sono gli unici a concorrere in questo fenomeno che, nelle auto elettriche, è immediatamente misurabile e constatabile, in quanto riduce la percentuale di carica visibile sul display del cruscotto. Tanto da essersi guadagnato nel tempo un nome tutto suo: “phantom drain“. Questo “assorbimento o consumo fantasma” ha – davvero – poco di misterioso, perciò posate pure i vostri telefoni: non è ancora il momento di chiamare i Ghost Busters.

Attenzione alle temperature

Le auto elettriche devono la loro capacità di produrre movimento sfruttando reazioni chimiche che avvengono all’interno delle celle della batteria ad alta tensione. Come in qualsiasi reazione chimica, il calore è parte fondamentale di questa equazione.

La maggiore efficienza nella produzione di energia è data dalle migliori condizioni fisico-chimiche in cui si trovano le celle. Fare in modo che questa reazione chimica possa avvenire nelle migliori condizioni possibili, e allo stesso tempo preservare l’integrità e la struttura della cella in cui essa avviene, è compito del BMS (Battery Management System).

In questi periodi in cui le temperature in alcune giornate sono ancora molto più invernali che primaverili, alcune auto elettriche potrebbero attivare questo sistema che è in grado di rilevare la temperatura interna delle celle e – al di sotto di certi valori – usare la pompa di calore interna per riportarle ad una temperatura meno estrema. Ovviamente tutto ciò costa energia.

Funzionalità avanzate

Una considerazione speciale va fatta per le Tesla.

Esclusi i primissimi modelli, tutte le Tesla sono dei veri e propri computer su ruote. I loro sistemi elettronici e software sono i più avanzati del settore, e sono sempre attivi, anche quando l’auto è spenta e immobile.

Le Tesla hanno la capacità di installare automaticamente gli aggiornamenti per il sistema operativo e l’infotainment direttamente sulla vettura, oppure di partecipare alla grande rete neurale che alimenta le funzionalità di guida autonoma. Essendo un informatico vorrei perdermi nel raccontare i dettagli di come ciò avviene, ma riassumerò il tutto dicendo che queste funzionalità richiedono un’auto che sia perennemente connessa ad internet, e che trasmetta in continuazione una grossa quantità di dati dalla vettura verso il cloud Tesla e viceversa.

Un’altra delle funzionalità più “energivore” è la “Modalità Sentinella“: anche ad auto spenta tutte le telecamere e i sensori di prossimità dell’auto sono attivi e pronti a registrare qualsiasi evento accada per motivi di sicurezza, ed è molto utile se l’auto è parcheggiata in un luogo pubblico.

Di nuovo, tutto quanto abbiamo visto sopra richiede ovviamente una certa quantità di energia, che può diventare non trascurabile se estendiamo il periodo a semplicemente più di qualche giorno.

Quindi, che fare?

Abbiamo visto che esistono diversi fattori che possono incidere sullo stato di carica della batteria della nostra auto elettrica, anche da ferma.

Non c’è bisogno di farsi prendere dal panico e correre subito a collegare la nostra auto alla presa o alla wallbox: per riportare la mia esperienza personale, prima che iniziasse questo lungo periodo di stop forzato avevo lasciato l’auto carica al 51% e, controllandola dopo 2 settimane, avevo osservato una perdita di 1 solo punto percentuale. Ironia della sorte, avevo iniziato questo post avvertendo che non era necessario tenerla carica esattamente al 50% e invece adesso è proprio questo il valore che vedo sul cruscotto.

Perciò, come vedete, la perdita naturale di energia è un processo molto lento, e ci sono molti altri fattori che possono avere invece un impatto maggiore.

Evitare di lasciare l’auto molto scarica parcheggiata a lungo è più utile piuttosto per evitare che siano le altre funzionalità attive sull’auto a buttarvi a terra la batteria. Perciò non preoccupatevene troppo, e controllate la vostra auto solo una volta alla settimana, facendo un piccolo rabbocco solo se necessario.

Tenete sempre in considerazione il fatto che le auto, dopo la loro produzione, possono impiegare anche diversi mesi prima di essere consegnate nelle vostre mani senza essere guidate che per pochi chilometri. Perciò il loro periodo più lungo di immobilità lo hanno probabilmente già passato, ovviamente senza subire alcun danno.

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