Come abbiamo già potuto analizzare nei post precedenti, la possibilità di ricaricare l’auto elettrica a casa propria, nel giardino, in un parcheggio condominiale o in garage è senza dubbio uno degli elementi che rendono la scelta di un veicolo a zero emissioni conveniente anche dal punto di vista economico.

Ma come funziona la ricarica domestica? In questo breve articolo cercheremo di analizzarlo insieme.

Ricarica dalla presa di corrente (Modo 2)

E’ vero, si può fare, al punto che alcune case automobilistiche vendono le proprie auto soltanto con il cavo per le ricariche da presa shucko.

La ricarica cosiddetta “Modo 2” permette di rimettere kWh nelle batterie delle nostre auto senza fare alcun tipo di modifica al nostro impianto elettrico, garantendo quindi la massima convenienza economica possibile.

Sono tuttavia numerosi i limiti di questa modalità:

Sicurezza. La stabilità della connessione è garantita dalla control unit, una “scatoletta” del tutto simile a quella presente sui caricatori dei nostri computer portatile, e che consente una regolazione di potenza che toglie stress all’impianto e al caricatore dell’auto. Tuttavia, l’impianto elettrico è sempre lo stesso, e la linea elettrica a cui è collegata l’auto è la stessa di lavastoviglie, asciugacapelli, luci di casa, eccetera: un qualsiasi guasto sull’impianto potrebbe avere effetti sul cavo di ricarica, e la control unit è l’unico dispositivo di sicurezza esterno che proteggerà la nostra auto. Al punto che alcune case produttrici si riferiscono a tale modalità di ricarica come ricarica di emergenza.

Flessibilità. La ricarica “Modo 2” si configura come una soluzione base, limitando dunque le possibilità a nostra disposizione: difficile regolare la potenza di ricarica (generalmente comunque tenuta a livelli minimi, vista la compresenza sull’impianto di altri dispositivi), verificare i consumi elettrici, programmare l’avvio della ricarica. Tutte queste opzioni sarebbero comunque possibili qualora l’auto in nostro possesso permetta l’accesso a tali impostazioni dal cruscotto.

Rapidità. Ricaricare in Modo 2 impedisce, generalmente, una ricarica completa dell’auto in una notte. Il caricatore Modo 2 in dotazione alla Hyundai Kona – auto con batteria da 64 kWh – permette di caricare a una velocità massima di circa 2 kW. Vorrebbe dire che per una ricarica dallo 0 al 100% servirebbe qualcosa come circa trentadue ore. Non esattamente il massimo della praticità.

Riassumendo, la ricarica in Modo 2 può essere un buon modo per iniziare a ricaricare l’auto nelle prime settimane di possesso, in modo da capire consumi, tempi, e il vostro regime di utilizzo del vostro veicolo elettrico.

Potrebbe essere una soluzione quasi-definitiva per i possessori di veicoli ibridi plug-in, viste le dimensioni più contenute della batteria, ma attenzione: non è il sistema che garantisce la miglior sicurezza del vostro impianto. Per quello, dobbiamo fare un passo in avanti.

Stazione di ricarica domestica (Modo 3)

Ricaricare l’auto elettrica a casa in Modo 3 significa aggiungere un ulteriore, piccolo elettrodomestico, la stazione di ricarica, e installarlo con delle modifiche al proprio impianto elettrico in modo da rendere la ricarica sicura e conforme alle normative europee.

Analizziamone le principali caratteristiche.

Sicurezza. La stazione di ricarica – installabile sia direttamente a muro che su supporti da terra – è una soluzione di un livello superiore al cavo Shucko, iniziando dal fatto che viene installata con un interruttore ad-hoc sul quadro elettrico: questo vuol dire che eventuali problemi sul resto dell’impianto saranno “isolati” rispetto alla linea della vostra colonnina, proteggendo quindi il cavo e, soprattutto, l’auto. In ugual misura, qualsiasi problema relativo all’alimentazione dell’auto eviterà di propagarsi nel resto della casa.

Costi. Ovviamente, l’aggiunta di un interruttore e la predisposizione dei cavi ha un costo (tanto maggiore quanta più “strada” dovrà fare il cavo, ovvero quanto più lontano sarà il punto in cui installerete la stazione di ricarica rispetto al quadro elettrico dove posizionerete l’interruttore), ma vi permette anche di posizionare la stazione nella posizione migliore rispetto alla vostra auto. La control unit è stavolta presente all’interno della stazione di ricarica, e la ricarica avviene con la stessa tipologia di cavi che si utilizza presso le stazioni di ricarica pubbliche che si trovano in città.

Rapidità. Le stazioni di ricarica, grazie ad un livello di sicurezza e tecnologia migliore, riescono a gestire il passaggio di corrente in modo migliore e garantiscono in serenità la ricarica a potenze maggiori, ovviamente compatibilmente all’impegnativa del vostro contratto di fornitura energetica. Ci sono stazioni monofase e trifase, in modo da esercitare il minor stress possibile sull’impianto. Generalmente, le stazioni di ricarica raggiungono i 32 Ampère di corrente, equivalenti a 7.4 kW per ricariche monofase e 22 kW per ricariche trifase.

Tecnologia. Una stazione di ricarica non è solo più veloce e più sicura: la tecnologia fa la sua parte, dando pieno sfoggio alle potenzialità di domotica di questi dispositivi. Molte stazioni di ricarica permettono, ad esempio, la regolazione della potenza volta per volta tramite un’app del telefonino: ogni sera, prima di avviare la ricarica, potrete optare per una ricarica “a tutta birra” in vista di un lungo viaggio, o per un rabbocco più soft, orientandovi al risparmio in bolletta.

Possibile anche programmare l’orario di inizio della ricarica, e addirittura attivare una funzionalità che permette di modulare l’intensità di corrente utilizzata dalla colonnina sulla base di tutti gli altri consumi in corso in quel momento a casa, rimanendo sempre all’interno del tetto massimo di impegnativa. Asciugacapelli, lavatrice e forno accesi in contemporanea? La colonnina si accontenterà delle briciole. Campo libero? Massima potenza e ricarica più rapida.

Sempre da smartphone è possibile verificare in tempo reale lo stato della sessione ricarica, anche a distanza. Per concludere, in soluzioni condominiali, è possibile condividere una singola stazione di ricarica, monitorando comunque i consumi di ciascun utente per dividere la bolletta in serenità.

Insomma, ricaricare con una stazione di ricarica vi permette di ottimizzare l’utilizzo della vostra auto elettrica senza però stravolgere il vostro contratto di fornitura energetica.

E’ bene segnalare, per concludere, che l’Italia prevede incentivi all’acquisto di una stazione di ricarica – anche all’eventuale aumento di impegnativa energetica e alle spese di installazione – con una detrazione del 50% delle spese attraverso un credito d’imposta spalmato nei 10 anni successivi.

Il futuro? E’ bidirezionale (V2G)

“Nel mulino che vorremmo”, le auto elettriche sono considerate come batterie con le ruote, e gran parte delle case è coperta da pannelli fotovoltaici.

In un contesto del genere, l’auto elettrica può diventare una sorta di frigorifero energetico: mantenendo al suo interno l’elettricità prelevata direttamente dal fotovoltaico (o dalla rete nei momenti di minor costo della fornitura, come notte e festivi), e rilasciandola nell’impianto di casa al bisogno. Una vera rivoluzione e una manna dal cielo per una rete elettrica sempre a rischio di sovraccarichi. Anche un’opportunità di business per ciascuno, che potrebbe “immettere in rete” la sua energia nelle fasce a più alta richiesta a fronte di una compensazione da parte del gestore energetico.

Questa tecnologia si chiama Vehicle – To – Grid (V2G), dal veicolo alla rete, e ne sentiremo molto parlare negli anni a venire. Sia Enel che Terna – il gestore della rete elettrica nazionale – sono già al lavoro su sperimentazioni di questo tipo, che potrebbero portarci verso una gestione molto più distribuita, e auspicabilmente responsabile, di consumi ed energia.

Siamo giunti alla fine di questa microguida dedicata alla ricarica a casa dell’auto elettrica. Speriamo sia stata di vostro gradimento!

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