La guida onesta per PMI e retail, ma non solo

Gestisci un negozio, un punto vendita o un’azienda con parcheggio da qualche tempo e, molto probabilmente, ti è già capitato di imbatterti nel tema della ricarica elettrica. Magari ne hai sentito parlare da un fornitore, da un consulente energetico o da qualche cliente che ti ha chiesto: “Scusi, ma qui posso ricaricare l’auto?”
A questo punto, quasi sempre, nasce il dubbio: meglio una colonnina AC o una DC? E soprattutto: serve davvero qualcosa di molto potente o basta una soluzione più semplice?
Se stai pensando che la risposta dipenda solo dai kW dichiarati sulla scheda tecnica, fermati un attimo. Perché, proprio come succede con molte tecnologie, la realtà è un po’ più articolata e spesso molto diversa da quello che sembra a prima vista.
In questa guida voglio accompagnarti passo dopo passo a capire come funziona davvero la ricarica AC e DC, quali sono le differenze concrete per un’attività PMI o retail e, soprattutto, come scegliere l’infrastruttura giusta partendo da un criterio fondamentale che viene spesso sottovalutato: il tempo di permanenza di clienti e dipendenti.
Un cliente che resta 20–30 minuti nel tuo negozio percepirà davvero valore da una colonnina AC? Una ricarica veloce è sempre la scelta migliore? E quando, invece, l’AC è più che sufficiente ed evita costi e complessità inutili?
Nei prossimi paragrafi risponderemo a queste domande in modo tecnico ma semplice, senza slogan e senza promesse irrealistiche. Ti basterà seguire il ragionamento, confrontare i tempi di sosta con i tempi di ricarica e, se vuoi, usare le tabelle che trovi più avanti per orientarti.
Mettiti comodo, prenditi qualche minuto per la lettura e scopriamo insieme quando scegliere AC, quando scegliere DC e quando un mix delle due soluzioni è la strada più sensata per il tuo business.
AC e DC spiegate in modo semplice (senza ingegnerese)
Ricarica AC: come funziona davvero (e perché non è affatto una scelta di serie B)
Per iniziare è importante chiedersi: “Va bene, ma cosa succede davvero quando collego un’auto elettrica a una colonnina AC?” Cerchiamo di capirlo insieme, passo dopo passo.

Quando si parla di ricarica in corrente alternata (AC), l’energia che arriva dalla rete non entra direttamente nella batteria dell’auto. Prima deve essere trasformata in corrente continua, e questa conversione avviene all’interno del veicolo, grazie a un componente chiamato caricatore di bordo.
Ed è proprio qui che si gioca una parte fondamentale della partita. Molte auto elettriche oggi ricaricano in AC fino a 11 kW. Questo significa che, anche se colleghi l’auto a una colonnina da 22 kW, la velocità di ricarica non raddoppia: il limite resta quello imposto dal caricatore di bordo.
È uno degli aspetti più fraintesi della ricarica elettrica e spiega perché, in molti contesti, l’AC venga sottovalutata o considerata “troppo lenta” a prescindere. In realtà, se inserita nel contesto giusto, la ricarica AC è spesso la soluzione più equilibrata.
In pratica, la ricarica AC funziona molto bene quando:
- le auto restano ferme per un periodo medio o lungo;
- vuoi installare più punti di ricarica senza dover aumentare eccessivamente la potenza disponibile;
- l’obiettivo principale è offrire un servizio comodo e continuo a clienti o dipendenti, piuttosto che massimizzare la rotazione dello stallo.
Come vedremo tra poco, è proprio il tempo di permanenza a fare la differenza tra una ricarica AC efficace e una che rischia di essere percepita come poco utile.
Ricarica DC: come funziona (e perché non è sempre la scelta giusta)
A questo punto potresti pensare: “Ok, allora puntiamo direttamente sulla DC: più potenza, più velocità, problema risolto”. In realtà, anche qui conviene fare un passo alla volta e capire bene cosa succede nella pratica.

Con la ricarica in corrente continua (DC), l’energia viene già trasformata prima di arrivare all’auto. Questo significa che la conversione non avviene più nel veicolo, ma direttamente nella stazione di ricarica. Il risultato è una potenza molto più elevata e, di conseguenza, tempi di ricarica più brevi.
È il motivo per cui la DC viene spesso associata all’idea di “ricarica veloce”. E in effetti lo è. Tuttavia, questa velocità comporta anche alcune conseguenze importanti da tenere in considerazione.
Le infrastrutture DC, infatti, richiedono:
- investimenti iniziali più elevati rispetto all’AC;
- una maggiore complessità impiantistica, soprattutto in termini di potenza richiesta;
- una gestione più attenta, perché il numero di stalli è in genere più limitato.
Per questo motivo la ricarica DC non è automaticamente la scelta migliore. Funziona molto bene quando il tempo di permanenza è ridotto e vuoi offrire un beneficio immediatamente percepibile, ma rischia di essere sovradimensionata — e poco sfruttata — se le auto restano ferme a lungo.
Come vedremo meglio tra poco con alcuni numeri concreti, la DC dà il massimo quando è coerente con i tempi reali di sosta e con l’obiettivo del tuo parcheggio.
La regola d’oro per PMI e retail: decide il tempo di permanenza
Prima ancora di scegliere tra AC e DC, c’è una domanda chiave:

Quanto tempo resta mediamente il cliente nel tuo punto vendita o nella tua azienda?
Nel retail, la permanenza varia molto a seconda del formato: può andare dai 20–30 minuti di un supermercato di prossimità fino a 60 minuti o più in un centro commerciale o in una grande struttura.
È su queste fasce di tempo, non sui kW nominali, che va costruita la scelta dell’infrastruttura.
Quanto si ricarica davvero durante la permanenza
Arrivati sin qui, potresti pensare: “Va bene la teoria, ma nella pratica quanta ricarica riesce davvero a fare un’auto mentre il cliente è nel mio negozio o nella mia azienda?” È una domanda più che legittima.
Per rispondere, conviene fare un passo indietro e chiarire un aspetto importante: la ricarica elettrica va sempre letta in relazione al tempo. Non esiste una potenza “giusta” in assoluto, ma una potenza che ha senso in base a quanto a lungo l’auto resta collegata.
Per rendere il confronto concreto, partiamo quindi da un’ipotesi semplice e realistica: un consumo medio di un’auto elettrica compreso tra 16,6 e 20 kWh ogni 100 km;
Con questa premessa, vediamo cosa succede quando un’auto resta collegata per 15, 30, 45 o 60 minuti.
Energia e autonomia ottenibili durante la sosta
| Permanenza | AC 11 kW | AC 22 kW | DC 50 kW | DC 100 kW |
| 15 min | ~2,8 kWh (14–17 km) | ~5,5 kWh (28–33 km) | ~12,5 kWh (62–75 km) | ~25 kWh (125–150 km) |
| 30 min | ~5,5 kWh (28–33 km) | ~11 kWh (55–66 km) | ~25 kWh (125–150 km) | ~50 kWh (250–300 km) |
| 45 min | ~8,3 kWh (41–50 km) | ~16,5 kWh (83–100 km) | ~37,5 kWh (185–225 km) | ~75 kWh (375–450 km) |
| 60 min | ~11 kWh (55–66 km) | ~22 kWh (110–130 km) | ~50 kWh (250–300 km) | ~100 kWh (500–600 km) |
In questo articolo ci siamo fermati volutamente a esempi fino a 100 kW.
Non perché le tecnologie si fermino lì, ma perché, nella maggior parte dei contesti PMI e retail, potenze superiori non vengono sfruttate appieno dal tempo di permanenza reale degli utenti.
Già da questa tabella emerge un punto chiave: con soste brevi, la ricarica AC offre un “top‑up” limitato, mentre la DC consente di restituire rapidamente un valore più evidente a chi ricarica.
Quanto tempo serve per aggiungere autonomia
Un altro modo molto utile per leggere questi dati è cambiare punto di vista. Invece di partire dal tempo di permanenza, partiamo dall’obiettivo dell’utente, chiedendoci: “Quanti minuti deve restare una persona nel mio punto vendita per recuperare, ad esempio, 20, 50 o 100 km di autonomia?” È spesso questa la domanda che determina se una ricarica viene percepita come utile oppure no.
Guardando la tabella qui sotto, diventa subito chiaro quanto il tempo giochi un ruolo decisivo.
| Autonomia desiderata | AC 11 kW | AC 22 kW | DC 50 kW | DC 100 kW |
| +20 km | ~18–22 min | ~9–11 min | ~4–5 min | ~2–3 min |
| +50 km | ~45–55 min | ~23–27 min | ~10–12 min | ~5–6 min |
| +100 km | ~90–110 min | ~45–55 min | ~20–24 min | ~10–12 min |
Questa lettura rende evidente che:
- sotto i 30 minuti, la ricarica AC viene spesso percepita come un servizio accessorio;
- se l’obiettivo è offrire 50 km o più in tempi tipicamente retail, la ricarica DC diventa un elemento determinante.
Ed è proprio per questo che, nei prossimi paragrafi, ha senso collegare la scelta tecnologica non alla potenza “nominale”, ma ai comportamenti reali di chi utilizza il parcheggio.
Quando scegliere AC (scenari pratici)
Per capire davvero quando la ricarica AC è la scelta giusta, è utile calarla in situazioni concrete, tipiche di PMI e retail.

Supermercato di quartiere o retail di prossimità
In un supermercato urbano o in un negozio di prossimità, la permanenza media è spesso compresa tra 30 e 45 minuti. In questo contesto, l’obiettivo non è “fare il pieno”, ma offrire un servizio aggiuntivo mentre il cliente fa la spesa.
Una colonnina AC da 11 kW consente un piccolo recupero di autonomia, sufficiente per:
- coprire gli spostamenti quotidiani;
- aumentare la percezione di comodità;
- differenziarsi rispetto ad attività concorrenti.
In questi casi, l’AC funziona bene perché permette di installare più punti di ricarica, evitando di concentrare tutta la potenza su un solo stallo.
Azienda con parcheggio per dipendenti
Se parliamo di un’azienda o di una PMI con parcheggio interno, il tempo di sosta cambia radicalmente. Qui le auto restano ferme diverse ore, spesso per l’intera giornata lavorativa.
In questo scenario, la ricarica AC è quasi sempre la soluzione più sensata:
- i tempi lunghi compensano la potenza più contenuta;
- la ricarica può essere distribuita su più veicoli;
- i costi e la complessità restano sotto controllo.
È un classico esempio in cui la ricarica diventa welfare aziendale, non un servizio a rotazione.
Centro commerciale o grande struttura retail
Nei centri commerciali la permanenza può superare i 60 minuti, soprattutto nei weekend. Qui l’AC può funzionare molto bene come infrastruttura diffusa, affiancata eventualmente da poche stazioni DC per chi ha più fretta.
In sintesi, la ricarica AC è ideale quando:
- la permanenza media è medio-lunga;
- il servizio conta più della velocità estrema;
- vuoi massimizzare il numero di stalli disponibili.
In questi contesti, una rete di colonnine AC ben gestite è spesso più efficace di una singola DC.
Quando la DC diventa inevitabile (scenari pratici)
Ci sono però contesti in cui la ricarica AC, per quanto ben progettata, non basta. Anche qui, guardiamo ad alcuni scenari tipici.

Retail urbano ad alta rotazione
In un retail cittadino molto frequentato, dove i clienti entrano ed escono rapidamente e la sosta raramente supera i 20–30 minuti, la ricarica AC rischia di essere percepita come poco utile.
In questi casi, una ricarica DC consente di:
- offrire un recupero di autonomia significativo in pochi minuti;
- rendere il parcheggio un vero fattore di scelta;
- aumentare la rotazione degli stalli.
Ristorazione e servizi “di passaggio”
Ristoranti, aree di servizio o attività legate alla mobilità intercettano utenti che vogliono ripartire presto. Qui la DC è spesso l’unica soluzione in grado di allinearsi ai tempi reali di sosta.
Una ricarica rapida, in questo contesto, non è solo un servizio: diventa un abilitatore di flussi e di nuovi clienti.
Nodi strategici e parcheggi ad alta visibilità
Nei punti di passaggio strategici — come ingressi urbani o aree molto visibili sulle app di ricarica — la DC assume un ruolo ancora diverso: non serve solo chi è già lì, ma attira attivamente utenti elettrici.
Qui la DC non è semplicemente una colonnina più potente, ma uno strumento per governare i flussi.
In questi casi, può entrare in gioco anche la valutazione di una ricarica ad altissima potenza, che può arrivare anche a 300–400 kW.
Tuttavia, queste potenze non servono a “caricare di più”, ma a concentrare la ricarica in pochissimo tempo, ed hanno senso solo quando:
- il flusso è continuo,
- la rotazione è massima,
- l’infrastruttura elettrica è adeguata,
- il sito nasce per essere un punto di ricarica, non un parcheggio accessorio.
In sintesi, la ricarica DC diventa inevitabile quando:
- il tempo di permanenza è breve;
- la rotazione è un fattore chiave di business;
- il parcheggio è pensato come nodo di passaggio, non come area di sosta lunga.
Non è solo una questione di AC o DC
La scelta non riguarda solo il tipo di corrente, ma anche:
- quanti stalli devono funzionare contemporaneamente;
- la potenza disponibile oggi e nel medio periodo;
- il tipo di veicoli che frequentano il sito;
- la gestione dei carichi e delle priorità.
In molti casi, un mix AC + DC o soluzioni con storage integrato permettono di superare i limiti impiantistici senza stravolgere l’infrastruttura.
Checklist finale: la scelta in 60 secondi
- Permanenza media cliente: ___ minuti
- Autonomia minima da offrire: ___ km
- Numero di stalli attivi contemporaneamente: ___
- Potenza disponibile oggi: ___ kW
- Obiettivo principale: servizio / fidelizzazione / ricavo
Se hai risposto a queste domande, la scelta tra AC, DC o mix diventa molto più chiara.
Vuoi una valutazione sul tuo caso reale?
Ogni parcheggio ha flussi, vincoli e obiettivi diversi. Una scelta corretta nasce dall’analisi dei tempi di permanenza, dei picchi di utilizzo e della potenza disponibile, non da una potenza “nominale”.

Se vuoi capire quale configurazione è più adatta al tuo business, il passo successivo è costruire una stima basata sui tuoi dati reali. Scrivici o prenota direttamente un meeting per una consulenza gratuita personalizzata e ti aiuteremo a trovare la soluzione più adatta a te!





